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06 giugno 2012

FINGER FOOD:
POLPETTINE DI QUINOA
CON MENTA E LIMONE


A chi non piace spiluccare qualcosa di semplice, fresco e pratico, magari durante un aperitivo di inizio estate in giardino o in terrazza?
Proprio in questa occasione ho preparato delle deliziose polpettine che possono essere consumate come finger food: pratiche e abbastanza rapide da fare si possono preparare anche in anticipo perché sono ottime anche fredde.
E per quanti ancora non conoscono la quinoa ecco qualche informazione:

L'INGREDIENTE: LA QUINOA
Cos’è  la quinoa?
Pur avendo l’aspetto di un cereale, molto simile al miglio, la quinoa è una pianta erbacea appartenente alla famiglia…degli spinaci (!) ovvero delle Chenopodiaceae.
Questi piccoli e deliziosi semini hanno origini  molto antiche, basti pensare che gli Inca la chiamavano ‘chisiya mama’ ovvero ‘madre di tutti i semi’.

Quali proprietà possiede?
La lista delle proprietà della quinoa è davvero lunga, infatti è ricca di: fibre,  fosforo, magnesio, ferro e zinco e proteine vegetali. I suoi grassi sono insaturi e non contiene glutine, in questo modo offre un’alternativa sfiziosa per le preparazioni destinate ai celiaci.

Come si utilizza in cucina?
Perfetta per insalate, zuppe e primi piatti, la trovo indicata anche per preparare fittate e polpette. Si conserva a lungo in dispensa e, dato il suo sapore abbastanza neutro,  si abbina molto bene a vari condimenti.
Per prepararla è sufficiente bollirla (partendo da acqua fredda)  per una decina di minuti, poi si spegne il fuoco e la si lascia riposare coperta per altri 5 minuti. Il quantitativo d’acqua necessario deve essere il doppio del peso della quinoa che utilizzate.


Altre polpettine da aperitivo? Sfere di branzino con paprica e limone

POLPETTINE DI QUINOA CON MENTA E LIMONE
(Ingredienti per 30 polpettine)

100 grammi di quinoa
200 grammi di acqua
1 patata
1 limone
1 uovo
Menta essiccata q.b.
Pangrattato q.b.
Semi di sesamo q.b.
Sale e pepe q.b.


In un tegame versate 200 grammi di acqua e unitevi 100 grammi di quinoa.
Coprite e portate a bollore. Dal momento dell’ebollizione aggiungete un pizzico di sale grosso e calcolate 10 minuti di cottura. Abbiate cura di mescolare spesso. Trascorso il tempo di cottura, spegnete la fiamma, coprite e lasciate riposare 5 minuti. Otterrete un impasto asciutto, che ricorda il cous cous.

In un altro tegame, portate a cottura in acqua bollente salata una patata ridotta a tocchettini. Quando pronta, scolate e riducete in purea. Lasciate raffreddare.

In un contenitore capiente, amalgamate la quinoa e la patata ormai fredde, aggiungete qualche fogliolina di menta essiccata (senza eccedere dato che nella versione secca è piuttosto intensa), la scorza grattugiata  di un intero limone non trattato, un pizzico di pepe e infine l’uovo.
Mescolate per bene ed otterrete un composto piuttosto sodo. Qualora non dovesse essere così riponete in frigorifero per un’oretta in modo che si rapprenda un po’.

Mentre portate a temperatura l’olio, prelevate poco composto (circa un cucchiaino da tè colmo) e create delle piccole sfere, che passerete nel mix di pangrattato e semi di sesamo prima di tuffarle nell’olio caldo.

Cuocete le polpettine per un minuto, rigirandole un paio di volte, poi scolatele su carta assorbente e consumatele calde, tiepide o fredde.

23 aprile 2012

RISO ROSSO ERMES CON
FAVE E PANCETTA
PER UN CONTEST DELIZIOSO


Ricettina molto particolare, forse un po’ più laboriosa del solito, ma vi assicuro: ne vale la pena!

Procediamo con ordine e parliamo un po’ dell’ingrediente principale: cos’è il riso rosso Ermes?
Si tratta una varietà di riso integrale, molto aromatica, frutto di un incrocio la varietà Venere, con granello medio e nero, e una di tipo “indica” a granello lungo, stretto e bianco.
Coltivato prevalentemente in Piemonte, tra Novara e Vercelli, questo riso stupisce per il suo colore rosso, tendente quasi al ruggine e soprattutto per il suo sapore intenso e aromatico.
E’ ricco di fibre, sali minerali, vitamine e ferro, ed è molto apprezzato anche per le sue proprietà anti ossidanti: insomma un vero toccasana!
Per quanto riguarda il suo utilizzo in cucina bisogna tenere presente che cuoce in acqua bollente in 40 minuti, ma se ne può dimezzare la cottura immergendolo precedentemente in acqua tiepida per un paio d’ore.
Questo riso non è adatto alla creazione di risotti, bensì è perfetto per le insalate e per essere abbinato come contorno a piatti di carne e di pesce. Ottimo anche abbinato a spezie ed erbe ed è eccellente se servito tiepido o freddo.

Ma ora ‘bando alle ciance’ e prepariamo questo delizioso piatto unico da servire tiepido!

E già che ci sono è proprio il caso di dire che prendo due piccioni con una fava, dato che con questa ricettina partecipo al bellissimo contest di Ely di La cucina di Ely ovvero:


Un’altra insolita ricetta con il riso? Sfere di riso con radicchio rosso

RISO ERMES CON FAVE, PANCETTA E SALVIA FRITTA
(Ingredienti per 4 persone)

320 grammi di riso rosso Ermes
300 grammi di fave già sbucciate
300 grammi di pancetta
Prosecco (o vino bianco secco) q.b.
8 grosse foglie di salvia
Faina q.b.
Acqua gasata q.b.
Sale q.b.

Iniziate con preparare le fave: per renderle più digeribili, sbollentatele per un paio di minuti in acqua bollente, poi fermatene la cottura in acqua fredda ed infine privatele della pellicina esterna. Tenetele da parte.

Cuocete il riso rosso per circa 40 minuti in acqua bollente leggermente salata (oppure per 25 minuti se lo avete precedentemente messo in ammollo in acqua tiepida per un paio d’ore).

Quando il riso sarà quasi pronto, fate saltare la pancetta tagliata a cubetti in un tegame con un filo d’olio extravergine di oliva , e sfumatela con mezzo bicchiere di prosecco. Se volete rendere il piatto più leggero, potete trasferire la pancetta su un piatto prelevandola con un mestolo forato ed eliminare il grasso che avrà rilasciato nel tegame, infine, rimettetela in padella, unitevi le fave e il riso che avete scolato.

Saltate il tutto per un paio di minuti, in modo da amalgamare tutti gli ingredienti, poi togliete dal fuoco e lasciate intiepidire. All’occorrenza regolate di sale e completate con un filo di olio extravergine di oliva a crudo.

Intanto, in un altro tegame,  portate a temperatura abbondante olio extravergine di oliva (o eventualmente di semi di girasole), e preparate la salvia: lavate e asciugare le foglie, poi passatele in acqua gasata freddissima ed infine nella farina scuotendone l’eccesso. Appena l’olio sarà caldo, tuffate le foglie infarinate di salvia e friggetele per un paio di minuti o fino a doratura.

Appena pronte, scolatele su carta assorbente. Procedete servendo il riso e utilizzando le foglie fritte  per completare. 

Gustate questo piatto assaporando le foglie di salvia croccanti ancora calde, e il riso tiepido.

24 gennaio 2012

INSALATA TIEPIDA D’ORZO
WINTER VERSION


Una delle cose più belle che si può fare in cucina è sperimentare!
Ed è proprio per puro caso che è nata questa insalata d’orzo, ideale per un pasto sano e veloce, non richiede molto impegno per realizzarla ma il risultato è sorprendente. I chicchi d’orzo rimangono croccanti mentre i funghi e il formaggio donano un tocco più morbido che ben si presta per questa ricetta.
Un altro vantaggio di questa preparazione è che la si può preparare in anticipo, ed è deliziosa anche fredda, quindi può essere un’ottima soluzione per fugali (ma gustosi) pranzi in ufficio.

L’INGREDIENTE: L’ORZO
L’ orzo è un toccasana per la salute: basti pensare che si tratta di un cereale altamente digeribile, ma ricco di magnesio, fosforo, otassio, vitamine, ferro e calcio, in grado, quindi, di facilitare l’attività celebrale e stimolare la corretta funzionalità dell’organismo. Ma non è finita qui: tra le altre cose, l’orzo favorisce il sistema immunitario, rimineralizza le ossa ed è altamente consigliato nel caso di gastriti e coliti. E’ davvero un cereale importante nella nostra dieta, anche se troppo spesso viene accantonato in favore del più comune riso; la cosa migliore sarebbe alternare i due, in modo da sfruttare tutte le loro proprietà nutrizionali.

INSALATA TIEPIDA D’ORZO CON CHAMPIGNONS, ASIAGO E NOCI
(Ingredienti per 4 persone)

260 grammi di orzo precotto
260 grammi di champignons
120 grammi di formaggio Asiago DOP
1 cucchiaio di dragoncello essiccato
8 noci
olio extravergine di oliva q.b.
sale e pepe q.b.

Cuocete l’orzo in abbondante acqua bollente e salata per il tempo indicato sulla confezione (nel mio caso ho utilizzato un orzo precotto di alta qualità che impiega 12 minuti per essere al dente).

Mentre l’orzo cuoce, pulite i funghi champignons con l’aiuto di un coltellino: eliminate la pellicola esterna, tagliate la base del gambo e raschiate via l’eventuale terra rimasta. Per far sì che conservino tutto il loro sapore è bene non lavarli, quindi cercate di fare un lavoro accurato con il vostro coltellino o al massimo utilizzate un canovaccio leggermente inumidito per eliminare tutti i residui terrosi.

Affettate gli champignons e fateli saltare in un tegame con poco olio extravergine di oliva. Regolate di sale, e aggiungete un cucchiaio di dragoncello essiccato (se avete quello fresco, siate un po’ più generosi).

Quando l’orzo è cotto, scolatelo e lasciatelo intiepidire nello scolapasta. Intanto tagliate a cubetti l’Asiago, aprite le noci e riducete a pezzi grossolani i gherigli.

A questo punto potete mettere l’orzo in una terrina capiente, aggiungete i funghi saltati con il dragoncello, l’asiago e le noci spezzettate. Condite il tutto con un filo di ottimo olio extravergine di oliva e una macinata di pepe.

13 novembre 2008

TOPINAMBUR!


Molti di voi certamente lo conosceranno ma per altri questo meraviglioso prodotto della terra potrebbe essere ancora un mistero.

Il topinambur è un tubero invernale che, specialmente in Piemonte, viene adoperato per la realizzazione di succulente pietanze quali la bagna caoda o in abbinamento ad un ottima fonduta.
Nello specifico si tratta di una radice commestibile dall’aspetto simile allo zenzero; tuttavia la consistenza è quella di una patata novella ma il sapore è sorprendentemente paragonabile a quello del...carciofo!
Il topinambur è un ingrediente spesso sottovalutato, ma ricco di agenti benefici: sali minerali, potassio, ferro, fosforo e selenio, è anche un valido aiuto per abbassare i livelli di colesterolo.

Quindi, il mio consiglio è quello di acquistare questo delizioso frutto della terra e magari potreste utilizzarlo per realizzare questo semplice risotto che vi stupirà in sapore e leggerezza.

RISOTTO AI TOPINAMBUR(Ingredienti per 4 persone)

300 grammi di riso carnaroli
250 grammi di topinambur
½ cipolla
olio extravergine di oliva q.b.
vino bianco secco q.b.
brodo vegetale q.b.
noce moscata q.b.
1 noce di burro
sale e pepe q.b.


Pulite i topinambur: con l’ausilio di un coltellino affilato privateli della buccia esterna, poi sciacquateli in acqua fredda, asciugateli con un panno e tagliateli a cubetti regolari di circa un centimetro di larghezza.

In una casseruola fate scaldare a fuoco dolce un cucchiaio di olio extravergine di oliva e unitevi la mezza cipolla che avrete precedentemente lavato e affettato finemente; lasciate imbiondire per qualche istante.

A questo punto unite i cubetti di topinambur, rosolateli, aggiungete il riso e sfumate con un bicchiere di ottimo vino bianco secco; mescolate accuratamente il tutto.

Unite un mestolo di brodo vegetale caldo, ravvivate la fiamma e lasciate cuocere per 15/20 minuti ricordandovi di mescolare di tanto in tanto e di aggiungere del brodo qualora servisse.

A cottura ultimata, togliete la casseruola dal fuoco, regolate di sale e di pepe, unite un’abbondante spolverata di noce moscata appena grattugiata e aggiungete anche la noce di burro; mescolate delicatamente dal basso verso l’alto in modo da creare una cremosa mantecatura.
Impiattate e servite immediatamente.

30 settembre 2008

ORO VERDE


Oro verde: semplicemente il pistacchio.

Adorabile frutto dal sapore unico, caratterizzato da un suadente color verde smeraldo, è universalmente apprezzato per le sue caratteristiche organolettiche.
Forse non tutti sanno che il pistacchio è un albero di origini medio orientali, che può vivere fino a trecento anni raggiungendo anche altezze superiori ai 12 metri, e che il seme che comunemente consumiamo è frutto di una produzione biennale (per questo motivo e per i procedimenti di lavorazione, tale prodotto è commercializzato a prezzi non proprio economici).

Il pistacchio è un alleato della migliore pasticceria e della gastronomia d’alta classe, nello specifico viene spesso impegnato nella preparazione di torroni, gelati, salse e per la lavorazione di pregiate carni e salumi.
Rinomato è il pistacchio di Bronte che nel 2001 ha conseguito il riconoscimento DOP e che viene apprezzato in tutto il mondo per il suo gusto dolce e delicato e per il meraviglioso color verde.

Da non dimenticare anche i benefici apportati da tale frutto sulla salute: tra le sue innumerevoli proprietà bisogna sottolineare che gli oli in esso contenuti sono ricchi in ferro e che svolgono un’importante azione contro i radicali liberi e un sostegno efficace nel contrastare malattie cardiovascolari e arteriosclerotiche.

Insomma, il pistacchio è un vero alleato sia in cucina che per la salute (forse un po' meno per il portafoglio, ma vi assicuro che ne vale la pena) ed è proprio per questo che oggi vi vado a presentare questa meravigliosa insalata di patate con pesto di pistacchi che si presta bene per essere un intrigante antipasto o un pregevole contorno.

INSALATA DI PATATE CON PESTO DI PISTACCHI(ingredienti per 4 persone)

600 grammi di patate a pasta gialla o novelle
1 tazza di pistacchi
2 cucchiai di senape all’antica
1 mazzo di prezzemolo
1 spicchio d’aglio
mezzo limone
olio extravergine di oliva di prima spremitura q.b.
sale e pepe q.b.

Lavate le patate e mettetele in una pentola capiente con abbondante acqua fredda; portatele ad ebollizione e cuocetele per circa 10/12 minuti.

Quando cotte, scolatele, pelatele e riducetele a pezzi.

Lavate il prezzemolo e tritatelo finemente, sgusciate i pistacchi (vanno bene anche quelli salati) e spremete il limone.

A questo punto preparate il pesto di pistacchi con l’ausilio di un mortaio oppure con il frullatore, incorporando i pistacchi, l’aglio, il succo di limone, la senape all’antica, e l’olio extravergine unito a filo durante la lavorazione (consiglio un olio extravergine ligure di ottima qualità, e nello specifico un mosto di prima spremitura che esalti i sapori donando dolcezza e aromaticità allo stesso tempo).

Regolate di sale e di pepe, unite il trito di prezzemolo, mescolate delicatamente, e versate il tutto sull’insalata di patate; servite fredda o tiepida.

15 luglio 2008

IL TEMPO DELLE PESCHE

Golose, saporite e dolcissime! Sono le pesche, frutto che in questo periodo vede il suo massimo splendore e che invade le nostre tavole con il suo colore caldo e brillante.
Ideali per una pausa fresca e leggera, le pesche sono indicate anche per la realizzazione di fantastici dessert, macedonie e molto altro ancora.

INFORMAZIONI TECNICHE:
questo piccolo alberello originario della Cina, pare essere giunto in occidente con l’aiuto di Carlo Magno; caratterizzato da una dimensione piuttosto contenuta, difficilmente raggiunge gli 8 metri di altezza.
Noto per i tipici fiorellini rosa a 5 petali che in primavera regalano spettacoli straordinari, ha foglie verdissime, folte, di forma allungata, segnate da un profilo seghettato; in estate produce i suoi dolcissimi frutti che possono essere di diverso tipo: le pesche, infatti, si distinguono tra gialle e bianche e tra quelle lisce (ad esempio quelle noci) oppure quelle vellutate (come la varietà percoca).
Coltivato sia per innesto che attraverso il seme, questo arbusto necessita di abbondanti irrigazioni e di cure costanti, specialmente in primavera quando potrebbe essere attaccato da muffe e parassiti, tuttavia non patisce variazioni climatiche, infatti sopporta sia temperature calde che rigidi inverni con picchi fino a -20°.


PROPRIETA’ BENEFICHE, CONSERVAZIONE E UTILIZZO:
Ricchi di fibre e di vitamina C questi frutti hanno un elevato potere saziante e un basso tenore calorico ( 25 Kcal per 100 grammi), sono quindi ideali nelle diete o come sostituti per una merenda fresca e salutare; da non dimenticare l’apporto di beta carotene e l’efficacia antiossidante.
Per quanto riguarda l’acquisto, consiglio di verificarne consistenza, colore e stato della buccia: devono risultare sode ma non dure, colorate e non verdi e dalla buccia liscia e priva di eventuali grinze o ammaccature.
Nei periodi caldi devono essere conservate in frigorifero nell’apposito scomparto destinato agli ortaggi, meglio se in un sacchetto in carta: in questo modo durano per almeno 5 o 6 giorni.
Il loro utilizzo più classico è quello per la realizzazione di dolci e confetture, ma personalmente trovo che siano idonee anche per accostamenti insoliti quale quello con le carote.
Torte, crostate, gelatine, sorbetti, macedonie e frullati sono ottimi impieghi per questi frutti dolcissimi che si armonizzano molto bene anche con altri ingredienti: la tradizione piemontese, infatti, le realizza tagliandole a metà, privandole del nocciolo e farcendole con un mix di amaretti e cacao, il tutto cotto in forno per qualche minuto, poi gustate sia tiepide che fredde.
Nota: è bene sottolineare che il nocciolo interno non è commestibile, contiene infatti acido cianitirico, una sostanza assolutamente tossica.

RICETTE:
Saute' di carote e pesche
Budino di yogurt alle pesche

01 luglio 2008

CAPPERI, CHE CAPPERO!


Il cappero, uno dei simboli per eccellenza della dieta mediterranea, è un frutto meraviglioso che grazie al suo sapore fresco ed intenso si presta molto bene per l’esaltazione dei piatti più diversi.

INFORMAZIONI TECNICHE:arbusto tipico della zona mediterranea cresce spontaneamente nelle aree dal clima caldo e non richiede particolari cure o innaffiature.
Apparentemente si manifesta come un cespuglio che non supera il metro di altezza; le foglie sono verdi scure e al tatto possono risultare quasi appiccicose. Il cappero ha un’attività vegetativa che si sviluppa nel periodo più caldo che va da aprile a settembre e nel resto dell’anno la pianta si presta a lavori di propagazione grazie alle talee che vengono piantate dai contadini.
La parte commestibile è quella floreale non ancora sbocciata o in alternativa se ne consumano i frutti, che vengono comunemente chiamati cucunci.
Qualora il fiore sbocciasse, si manifesterebbe in un color bianco brillante o addirittura rosato con al centro degli stami anch’essi rosati.
Per l’acquisto consiglio la scelta di quelli IGP di Pantelleria ( Indicazione Geografica Protetta dal 1996) che risultano essere davvero saporiti e ben equilibrati.


PROPRIETA’ BENEFICHE, CONSERVAZIONE E UTILIZZO:
pare che il frutto del cappero non abbia spiccate proprietà benefiche anche se è un blando diuretico e svolge un’azione antiossidante. Al contrario del frutto in erboristeria se ne utilizza la corteccia che è indicata nella cura della gotta.
Sia i fiori non ancora sbocciati che i cucunci vengono conservati sotto sale, in salamoia o sott’aceto e si prestano per le preparazioni gastronomiche più disparate anche se l’impiego migliore è forse quello più semplice: a crudo su insalate, con il pesce o comunque in sostituzione delle più classiche olive.


RICETTE CORRELATE:
CHICCHE DI SALSICCIA ALLA MENTA
MERLUZZO ALL’ISOLANA
SCHIACCIATINE MEDITERRANEE DI SALMONE
INSALATA FREDDA DI ZUCCHINE CON QUENELLE MEDITERRANEA

03 giugno 2008

AGLIO: ODIO O AMORE?



C’è chi non ne può fare a meno e chi invece non lo sopporta; dal canto mio reputo che sia uno degli ingredienti fondamentali della cucina italiana, in grado di esaltare i sapori di molte preparazioni conferendo quel tocco in più che può fare la differenza.

INFORMAZIONI TECNICHE:
strano a dirsi, ma l’aglio è “cugino” di primo grado della cipolla e del... giglio, già, il fiore simbolo per eccellenza della purezza.
Noto per le sue innumerevoli proprietà, è diffuso un po' in tutto il mondo, ma comunemente se ne accredita un’origine centro asiatica.
Di facile coltivazione, l’aglio predilige terreni non troppo umidi ed è comodamente coltivabile anche a casa. Per ottenere floridi bulbi è sufficiente una messa a dimora di alcuni spicchi ben separati tra loro ad una profondità di 4 cm e dopo alcuni giorni se ne potrà già notare la germogliazione; in poche settimane svilupperanno anche le foglie ed il tipico fiore bianco la cui altezza può arrivare fino ad un metro.
Per la semina è consigliato il periodo autunnale, ma ho constatato che in zone non troppo calde cresce bene durante tutto l’arco dell’anno.

PROPRIETA’ BENEFICHE, CONSERVAZIONE E UTILIZZO:
noto per le sue proprietà antibatteriche, è da sempre utilizzato anche come efficace rimedio contro raffreddori ed influenze o come potente digestivo e diuretico.
Da non dimenticare la sua caratteristica più importante: se consumato entro certi limiti è considerato un ottimo coadiuvante contro l’ipercolesterolemia e di conseguenza anche contro l’ipertensione.
In commercio troviamo l’aglio allo stato fresco, semi secco e secco, ma la metodologia di conservazione è la medesima: in luogo fresco e asciutto, meglio se al buio. Ci sono anche altre scuole di pensiero sulla conservazione: in frigorifero per mesi, sott’olio per anni o in freezer per “sempre”, ma personalmente consiglio di acquistarlo fresco e di consumarlo entro 2/3 settimane se conservato al naturale.
Ingrediente jolly per battuti, soffritti e agliate di vario genere, questo meraviglioso ingrediente è adatto per essere una fantastica base per qualsiasi tipo di preparazione, dalla carne al pesce senza dimenticare la classica strofinata sulla bruschetta o la sua versione più classica per una spaghettata veloce: aglio, olio e peperoncino.
Nota: per evitare che risulti indigesto, prima di utilizzarlo tagliate a metà gli spicchi ed eliminate il germoglio interno, unico responsabile di spiacevoli inconvenienti.

RICETTE CORRELATE:
CROSTONI CALDI CON UOVA E ASPARAGI
SPAGHETTATA CON SCAMPI AL PROFUMO D’ARANCIA
GNOCCHETTI CON FUNGHI E GAMBERI
MERLUZZO ALL’ISOLANA
ALI DI POLLO ALLA CACCIATORA
INSALATA FREDDA DI ZUCCHINE CON QUENELLE MEDITERRANEA
DADOLATA AROMATICA DI TACCHINO CON SAUTE’ DI CAROTE E FUNGHI

29 maggio 2008

IL GAMBERO DELLA BAIA DI DUBLINO


Semplicemente un altro modo di definire lo scampo.
Conosciuto anche come astice norvegese, questo magnifico dono dei fondali Mediterranei ed Atlantici è una vera leccornia da gustare fresca in ogni periodo dell’anno.
Curiosi di sapere come mai venga anche chiamato gambero della baia di Dublino? Bé, semplicemente perché, come capita in molti casi, si tratta di una “frode” risalente a tempi antichi, quando i pescatori che rientravano a Dublino spacciavano lo scampo come se fosse stato pescato proprio in quella zona, mentre arrivava da ben più lontano.

INFORMAZIONI TECNICHE
Abituato a profondità che possono arrivare fino ad 800 metri, lo scampo vive in gallerie che si costruisce sotto la sabbia e solo durante la notte esce per cercare nutrimento.
Il corpo allungato di color rosato può arrivare fino ad una lunghezza massima di 24 cm ed è costituito da un solidissimo esoscheletro munito di spine che ne aiuta la difesa da possibili predatori.
Pescato con reti a strascico, lo si può trovare abbondantemente anche in Italia, specialmente nel mar Tirreno e Adriatico (quindi consiglio l’acquisto di quelli nostrani, anche per ovvie ragioni di freschezza).

PROPRIETA’ BENEFICHE, CONSERVAZIONE E UTILIZZO
Ricco di proteine e sali minerali, lo scampo apporta 100 Kcal per 100 grammi ed è una valida fonte di fosforo e per gli intolleranti bisogna sottolineare che non contiene glutine.
Come sceglierli? Al momento dell'acquisto bisogna ricordare queste piccole regole fondamentali: l’occhio deve essere gonfio e nero, il colore uniforme e senza chiazze, il profumo fresco e non di ammoniaca.
Acquistati freschi, gli scampi devono essere tassativamente consumati entro le 24 ore, oppure possono essere congelati, ricordando che in questo caso vanno cucinati entro un massimo di 3 mesi.
Per realizzare qualsiasi tipo di pietanza, consiglio di utilizzare gli scampi solo dopo averli accuratamente lavati e dopo aver eliminato il “filo” nero che trovate all’interno (per questa operazione è meglio usare un bastoncino in plastica e non uno stuzzicadenti, per non rischiare di danneggiarne le delicate carni). Lo scampo generalmente va cucinato intero, ma per una preparazione alla griglia è meglio tagliarlo a metà nel senso della lunghezza e cuocerlo per un massimo di 3 minuti.

22 maggio 2008

FRAGOLA: RED PASSION

Semplicemente perfetta sia nella forma che nel colore, la fragola è uno tra gli ingredienti principe di questo periodo: i banchi dei mercati si tingono di rosso brillante e i menù dei ristoranti abbondano di proposte golose che spaziano dall’antipasto al dolce creano magiche armonie di sapori grazie a questa meraviglia della natura.
Ma cosa sappiamo veramente sulla questa reginetta di primavera?

CENNI STORICI:
chi l’avrebbe mai detto che un frutto così prezioso e delicato, tipico dell’alimentazione mediterranea ha origini tanto lontane? In effetti, a parte le classiche fragoline di bosco che crescono spontaneamente anche nelle zone pede montuose italiane, la fragola che tutti conosciamo e apprezziamo arriva dal lontano Sud America; infatti, nel 1700, vennero importate in Francia alcune piantine di questo meraviglioso frutto. Da allora la fragola si è sviluppata e ha dato origine a tutte le varietà che oggi troviamo in commercio e che deliziano il nostro palato con il loro sapore dolciastro.

INFORMAZIONI TECNICHE:
in tutto il mondo ne esistono 20 varietà: dalla comune fragola di campo alle pregiate fragoline di bosco (quelle che si trovano in commercio sono coltivate...se volete quelle spontanee armatevi di cestino e stivali e fatevi un bel giretto nel bosco più vicino a casa...), questi meravigliosi frutti si sviluppano dall’inizio di marzo fino alla fine di settembre in base alla tipologia cui appartengono.
Coltivate in serra o all’aperto sono caratterizzate da foglie grandi, color verde smeraldo, e da fiorellini bianchi a 5 petali che, terminata la fioritura, lasciano spazio alla nascita del frutto.
Un consiglio per la coltivazione domestica: se non avete la possibilità di coltivare personalmente le fragole perché non avete a disposizione un orticello, non preoccupatevi: crescono benissimo anche in vaso (ad esempio io le ho messe in graziosi vasi pensili e in questo periodo arredano il terrazzo con bellissime foglie verdi e magnifici fiorellini color avorio)


PROPRIETA’ BENEFICHE, CONSERVAZIONE E UTILIZZO:
importante fonte di vitamina C, esse hanno anche una discreta percentuale di potassio; utili nelle diete ipocaloriche, favoriscono la diuresi e contrastano reumatismi e sciatiche.
E’ bene anche sottolineare che sono insuperabili come rimedio contro le scottature da sole: infatti l’infallibile rimedio della nonna suggerisce di schiacciarle, riducendole in purea e di applicare sulla parte interessata, ottenendo dopo un’oretta una sensazione di sollievo.
Acquistate fresche, le fragole si conservano meglio nella parte alte del frigorifero e preferibilmente in un cestino in vimini o in un sacchetto di carta lasciato aperto; in questo modo dureranno anche per 3/4 giorni.
Ed infine l’utilizzo: lavate sotto un getto di acqua corrente fredda ed eliminato il fogliame con un coltellino (non strappando con le mani) le fragole sono pronte al consumo. Con questo magnifico frutto potete realizzare menù completi che vanno dall’antipasto al dolce passando per risotti e insalate.
Una meraviglia della natura che va assaporata in stagione ma che ci accompagna anche durante l’ inverno grazie a confetture e sciroppi (magari fatti in casa!).

RICETTE CORRELATE:

* INSALATA DI FRAGOLE, POMODORI E SCALOGNI
* MINI CHEESECAKE ALLE FRAGOLE

06 maggio 2008

LA PERLA NERA


E con questo mi riferisco a quelle deliziose piccole gocce di sapore che sono le olive Taggiasche.
Personalmente adoro ogni qualità di oliva, ma reputo che le Taggiasche abbiano qualcosa in più, forse la loro dolcezza o il loro delicato aroma che le rende ideali in ogni tipo di preparazione.
Purtroppo credo che non si trovino in tutta Italia, ma poi che importa, in fondo con la venuta di internet possiamo reperire ogni cosa in tutto il mondo.

INFORMAZIONI TECNICHE
come già ci suggerisce il nome, queste olive sono originarie di Taggia(Imperia), e rappresentano una delle migliori qualità presenti sul mercato italiano. La zona di produzione non è limitata solo alla località di Taggia, ma è estesa lungo il litorale ligure e va dalla zona di Albenga per poi passare oltre confine e giungere fino a Monaco.
Coltivate fino ad un’altitudine di 700 m sul livello del mare, vengono spesso raccolte ancora a mano con il metodo dell’abbacchiatura (ovvero percuotendo con un bastone il ramo dell’albero in modo da far cadere le olive in una rete posizionata sotto la pianta stessa).
Importante ricordare che l’albero della Taggiasca comincia la sua produzione dopo il terzo anno di vita, ma poi continuerà a regalarci questi preziosi frutti per altri 600 anni (sì, sì, 600, chiaramente se mantenuto in ottima salute e curato con attenzione).

PROPRIETA’ BENEFICHE, CONSERVAZIONE E UTILIZZO
Come l’olio extravergine di qualità, anche le olive Taggiasche conservano proprietà importanti: ricche di sali minerali e di grassi monoinsaturi aiutano a contrastare l’insorgenza di malattie cardiocircolatorie, aiutano la digestione e sono un efficace ricostituente; tuttavia bisogna sottolineare che il loro potere calorico ne suggerisce un consumo moderato.
Le Taggiasche si trovano in commercio in vari modi ma sono da apprezzare maggiormente quelle in salamoia (ovvero conservate in una semplice soluzione di acqua e sale) oppure sott’olio ; le prime sono consigliate per la preparazione delle più svariate pietanze, mentre le seconde sono favolose se consumate in purezza.
Adatte ad ogni genere di pietanza sono ideali sia con le carni ( ad esempio: tacchino alla provenzale ), che con il pesce, ma anche come stuzzicante ingrediente per insaporire un semplice spaghetto.

18 aprile 2008

UN PINOLO PER AMICO




Irresistibili frutti dal sapore delicato che in cucina fanno la differenza!
La loro delicatezza li rende apprezzabili in ogni tipo di pietanza e quando vengono tostati emanano una fragranza unica nel suo genere

INFORMAZIONI TECNICHE:

frutto del pino Cembro o del pino domestico (altrimenti detto pino da pinoli, appunto) è un seme commestibile che si sviluppa all’interno delle pigne che devono maturare per 3 anni prima di poter essere colte in inverno. Le pigne cariche di pregiati frutti dovranno aspettare di essere essiccate al sole durante i primi caldi estivi, in questo modo le “squame” libereranno i pinoli che una volta privati della loro copertura esterna (carpello) saranno pronti per essere gustati.
Il loro costo poco contenuto è anche dovuto dal fatto che per ottenere 1 solo kilo di pinoli ne occorrano ben 30 di pigne.

CENNI STORICI:

già nel periodo Paleolitico pare che i pinoli venissero comunemente consumati ed apprezzati.
Ma restando in epoche più recenti pare che il nome di Pinocchio (sì, proprio quello di Collodi -1881) prenda origine proprio da questo piccolo semino.

PROPRIETA’ BENEFICHE, CONSERVAZIONE E UTILIZZO:

Altamente calorici (600 kcal per 100 grammi) sono una vera miniera di proteine, grassi, calcio e vitamina A.
Acquistati in negozi specializzati (per avere quelli di alta qualità ed italiani) consiglio di conservarli in un barattolo di vetro chiusi ermeticamente e mantenuti in dispensa al riparo dalle fonti di calore; in questo modo preserveranno tutto il loro delicato aroma anche per mesi.
Utilizzati specialmente per le preparazioni dolciarie, io li trovo favolosi in ogni contesto: per arricchire insalate, primi (vedi penne con panna, prosciutto e pinoli ), secondi e magari accostati a erbe aromatiche fresche e delicate.
Per esaltarne tutte le fragranze e per far sì che sprigionino tutti i loro pregiati oli essenziali, consiglio di tostarli per qualche istante in un padellino con un filo d’olio ben caldo... sentirete che delizia!

12 aprile 2008

PER UNA FETTA DI FETA


La feta è uno di quegli ingredienti che secondo me meritano un minuto di attenzione; la sua pasta compatta, il suo sapore delicatamente salato e il suo gusto che sa davvero di latte la dicono lunga sulla sua qualità.

INFORMAZIONI TECNICHE:

questo formaggio ha origine in Grecia e deve il suo nome alle metodologie di produzione cui è soggetto, infatti è prodotto in panetti o meglio in grosse fette (da cui Feta).
La ricetta originale vuole che sia composto di solo latte di pecora, ma quello che comunemente troviamo in commercio è composto, in percentuali variabili, da latte di vacca e di pecora (a volte anche di capra).
Pur essendo un prodotto tipico greco, è ormai diventato così popolare che viene realizzato un po ovunque, anche in Sardegna; apprezzato in tutto il mondo viene consumato soprattutto nei paesi caldi, infatti può essere considerata una valida alternativa alla più nota mozzarella.
Importante sottolineare che prima di essere messo in vendita, questo formaggio subisce una maturazione di 2 mesi in contenitori con salamoia e per questo motivo otteniamo un prodotto piuttosto salato ma comunque molto gradevole.

PROPRIETA’ BENEFICHE, CONSERVAZIONE E UTILIZZO:

con un discreto apporto di calcio e un contenuto potere calorico, la feta è ideale per chi deve seguire un’alimentazione equilibrata ma senza rinunciare al formaggio. Reputo questa specialità una valida alternativa alla classica mozzarella che, specialmente in estate, troviamo quasi quotidianamente sulle nostre tavole.
Se acquistate la feta al super avrete un termine di scadenza più lungo rispetto a quella che magari trovate “sfusa” in alcuni (e rari) banchi del mercato; in quest’ultimo caso conservatela in frigo per al massimo un paio di giorni.
Come dicevo prima questo tipo di formaggio è un’ottima alternativa alla mozzarella e vede il suo impiego più classico in insalata, magari come vuole la tradizione greca ( cioè con olive, cetrioli, pomodori e cipolla) o come la vostra fantasia vi suggerisce ( ad esempio appena scottata sulla griglia, poi spezzettata e servita con della misticanza).
Io consiglio di sperimentare: l’ho provata nelle frittate, con il riso, con solo olio extravergine ed erbe aromatiche e in mille altri modi, ma una delle ricette che mi è piaciuta di più è quella dei miei bucatini alla pirata .
Un ultimo appunto: ricordatevi che qualsiasi impiego ne facciate dovete salare poco la vostra preparazione, perché è un formaggio piuttosto sapido (al massimo regolate successivamente, ad aggiungere si fa sempre in tempo, a togliere no..)
RICETTE CORRELATE:
bucatini del pirata
fusilli con nastri di carota e feta in citronette

04 aprile 2008

SEMPLICEMENTE L'ASPARAGO

Asparago, asparagus, asperge, spargel, espárragos... da qualsiasi parte del mondo veniate è sempre un ortaggio insostituibile.
Dalla fine di febbraio, ai primi caldi giorni estivi, l’asparago è uno dei protagonisti assoluti della tavola. Mi sono documentata un pò ed ecco cosa ho scoperto...

INFORMAZIONI TECNICHE:

etimologicamente significa germoglio (e non poteva che essere così...), cresce direttamente nel terreno producendo una grossa radice sotterranea e un turione esterno (insomma, la parte commestibile che troviamo sui banchi del mercato) che se coltivato al buio è bianco e non verde, da qui il pregiato asparago bianco. Come ogni prodotto della natura esiste in diverse varietà tra cui due IGP: il verde di Altedo e il bianco di Cimadolmo .

CENNI STORICI:

noto fin dall’antichità per le sue proprietà benefiche era abbondantemente coltivato già dagli Egizi e con la venuta dei Romani si sviluppò un vero e proprio trend gastronomico relativo all’asparagus officinalis; basti pensare che illustri personaggi quali Catone e Apicio ne celebravano le virtù e ne consigliavano metodi di preparazione.

PROPRIETA’ BENEFICHE, CONSERVAZIONE E UTILIZZO:

ricchissimo di acqua (90%) e povero di grassi (0,02%), abbonda in acido folico, vitamina A e B, calcio e magnesio ed è spesso consigliato nella cura di gotta, calcoli renali e eczemi.
Acquistato fresco sui banchi del mercato lo potete conservare in frigorifero, avvolto in un sacchetto di carta, per 4/5 giorni oppure potete pulirlo, tagliarlo a tocchetti e surgelarlo per consumarlo dopo un paio di mesi.
Infine l’utilizzo: bè, usate la vostra fantasia perchè con questo meraviglioso ortaggio potrete creare innumerevoli pietanze: torte salate, primi piatti, contorni, frittate, focacce, mousse e quant’altro, intanto io vi suggerisco le mie farfalle alla carbonara di asparagi .

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